La diatriba ha origine antica, infatti la legge che permette alla Rai di esigere il versamento del canone risale al 1938, quando è stato emesso un decreto regio che prevedeva il pagamento di un tributo da tutti coloro che possedevano uno o più apparecchi adatti a poter ricevere le trasmissioni radiofoniche, ampliando poi il target, con una legge del ’99, anche agli studi professionali che utilizzino gli apparecchi televisivi per scopi lavorativi.
Sfruttando la confusione iniziale generata dal provvedimento, la Rai sembra aver colto la palla al balzo per interpretare la legge a proprio favore ed esigere il pagamento di questo canone speciale. Il mondo del lavoro si è quindi mobilitato per protestare contro questo tributo ingiusto che colpisce chi usa computer e simili non per scopi ricreativi, ma per svolgere il proprio lavoro.
L’associazione Nuovi Consumatori ha quindi indetto una protesta che invita a non pagare il canone e ha proposto una petizione dichiarando di voler iniziare a raccogliere le firme contro il provvedimento il 27 febbraio, in modo da far cambiare idea al ministro Passera e, in generale, a tutto il governo.
Nel frattempo su internet la protesta continua, in particolare su Twitter dove, tra gli altri, spicca l’hashtag #raimerda che fa capire con chiarezza la volontà degli utenti di opporsi con forza a quella che, particolarmente in questo momento, appare un’ingiustizia che colpisce a tradimento i cittadini.
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